Da sempre siamo affascinati dalla luna. Quel punto che brilla nella notte ha ispirato astronomi, poeti, artisti e sognatori. Con il naso rivolto all’insù sono state scritte le più belle poesie e sono state fatte le più grandi scoperte. A 50 anni della missione Apollo che portò per la prima volta l’uomo sulla luna, Umberto Guidoni, astronauta, astrofisico e scrittore italiano che ha partecipato a due missioni NASA a bordo dello Space Shuttle, e Andrea Valente, noto autore di libri per ragazzi, hanno scritto un volume che in realtà è un bellissimo racconto del rapporto tra l’uomo e la luna.

Dalle leggende più fantasiose alle scoperte che hanno rivoluzionato la scienza, ricordando le missioni spaziali e le conquiste tecnologiche che ancora oggi ci permettono di conoscere meglio il nostro misterioso satellite, Voglio la luna (Editoriale Scienza) abbraccia in ogni suo capitolo un aspetto diverso del rapporto uomo-luna. Ed ogni pagina è davvero una scoperta.

Umberto e Andrea ci hanno regalato un po’ del loro tempo e hanno condiviso con noi molte delle loro esperienze. Sempre ….guardando il cielo.

UMBERTO GUIDONI

50 anni dalla Missione Apollo… e sembra ieri. Che cosa ci possiamo aspettare fra 50 anni?

Nel prossimo decennio sarà realizzata una base spaziale in prossimità della Luna dove gli astronauti potranno studiare il nostro satellite da vicino e inviare robot per esplorare i crateri lunari alla ricerca di materie prime come il ghiaccio, prezioso per rifornire la base spaziale di acqua e ossigeno. Il passo successivo potrebbe essere quello di realizzare un avamposto permanentemente abitato sulla superficie della Luna. Potrei scommettere che i cento anni dal primo allunaggio saranno festeggiati dagli abitanti della Terra ma anche dagli uomini e le donne che lavoreranno nelle basi lunari e soprattutto dai “coloni” che abiteranno i primi insediamenti realizzati su Marte, la prossima destinazione dell’esplorazione spaziale.

Da piccoli tante volte si dice, sognando, “vorrei andare sulla Luna”. Qual è l’emozione più grande che si proverà quando sulla Luna ci si arriverà per davvero?

L’emozione più grande sarà guardare la Terra. Dalla faccia rivolta verso il nostro pianeta, sarà praticamente immobile nel cielo, tre volte più luminosa e molto più grande di come la Luna ci appare dalla Terra. Col passare dei giorni, il nostro pianeta presenterà fasi diverse proprio come capita alla Luna ma, a differenza del nostro satellite che mostra sempre la stessa faccia, la rotazione della Terra nell’arco delle 24 ore ci permetterà di ammirare i colori brillanti dei diversi continenti che si succedono nella zona illuminata dal sole. Un’esperienza unica sarà osservare la Terra “nuova”, quando il disco scuro del nostro pianeta apparirà punteggiato dalle luci delle città.

Che cosa direbbe ad un bambino che Le dovesse chiedere ‘raccontami la Luna?’

«Una splendida desolazione» furono le parole usate da Buzz Aldrin quando, insieme a Neil Armstrong, mise piede sulla superficie lunare. La Luna è stata la nostra prima destinazione nello spazio e potrà diventare il banco di prova delle tecnologie che ci permetteranno di raggiungere Marte. È “una costola della Terra”, che si è formata da uno “scontro cosmico” con un altro corpo celeste che ha staccato un enorme pezzo del nostro pianeta. Anche per questo la Luna è una specie di museo per studiare com’era la Terra miliardi di anni fa.

Quale è stata la sua ultima ‘missione’ nello spazio?

Era il 2001, lo stesso anno in cui era ambientato il famoso film “2001: Odissea nello Spazio”. A bordo dello Space Shuttle Endeavour ho raggiunto la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) in fase di costruzione in orbita attorno alla Terra. L’obiettivo della missione era di montare sulla ISS una specie di “gru spaziale” per poter aggiungere i futuri moduli che avrebbero permesso di ampliarla. Per far funzionare la nuova gru furono necessarie due “passeggiate spaziali” che coinvolsero il nostro equipaggio e quello della stazione. L’altro elemento era il modulo Raffaello, un container spaziale utilizzato per i rifornimenti. Agganciarlo alla base orbitante è stato un compito tutt’altro che facile ma ricordo la soddisfazione di aver portato un pezzo di tecnologia italiana a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. 

Da bambino che cosa leggeva?

Leggevo i libri di avventura di Emilio Salgari e di Giulio Verne ma anche tantissimi romanzi di fantascienza. I miei preferiti erano Isaac Asimov e Arthur Clarke. Durante la mia prima missione nello spazio, ho portato con me un romanzo di Clarke intitolato le “Fontane del Paradiso” che parlava della realizzazione di un ascensore spaziale per arrivare direttamente in orbita.

ANDREA VALENTE

Da bambini guardiamo sempre in alto. Da grandi ancora. Perché la Luna da sempre ha esercitato tanta curiosità in noi?

Il fascino della Luna sta nel fatto che come lei, in cielo, un’altra non ce n’è. Certo, anche il Sole è unico, ma è abbastanza sempre uguale a sé stesso, mentre la Luna a volte è grande, a volte piccola, a volte piena, a volte metà, a volte accennata appena; ha la gobba di qua, ha la gobba di là… insomma, la Luna è la pecora nera dei corpi celesti. E le pecore nere hanno sempre un fascino particolare.

Scrittori, musicisti, poeti. Ognuno di loro ha dedicato spesso un proprio lavoro alla Luna. Perché secondo Lei?

Questo, secondo me – oltre che per quanto detto prima – è perché la Luna è irraggiungibile (o almeno fino al 1969 lo era…) e ogni cosa irraggiungibile, ancorché apparentemente a portata di mano, ha sempre molto di poetico.

Quale libro sulla Luna (ad eccezione del vostro!) Le è piaciuto di più leggere? E quale avrebbe voluto scrivere?

Di sicuro il mio libro lunare preferito è Dalla Terra alla Luna di Jules Verne. E qui so di non essere per nulla l’unico. Però quel libro, oltre all’avventura, contiene il fascino della preveggenza, perché racconta quello che sarebbe successo centoquattro anni dopo (venne scritto nel 1865) azzeccando quasi tutto. In realtà sono convinto che i vari scienziati che, invenzione dopo invenzione, hanno permesso l’impresa lunare, da ragazzi lo abbiano letto, lasciandosi affascinare e pensando: perché no?! Quello che avrei voluto scrivere, invece, non è un libro, ma una canzone: The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd, ben sapendo che quella parte dark, in realtà, non è dark per nulla. O almeno non sempre.

‘Voglio la luna’ è un libro davvero completo: come è nata la sua collaborazione con Umberto Guidoni?

Umberto e io ci siamo conosciuti a cena, nell’ormai lontano 2006, in una trattoria di Ostia. Abbiamo in comune un amico (Giuliano), che in quell’occasione invitò sia lui che me. Tredici anni e cinque libri fa!

Ora che lo ha conosciuto ‘da grande’, com’era, secondo Lei, Umberto da bambino?

Umberto piccolo non posso che immaginarmelo curioso. Tutti i bambini lo sono, ma lui di più. Me lo immagino a sbirciare dappertutto, a interrogarsi e chiedere perché ogni due frasi. Tutti i bambini lo fanno, ma lui di più. Comunque me lo immagino come tutti gli altri bambini, un po’ come adesso è una persona come tutti noi. Solo che di diverso da noi c’è che lui è astronauta… Ma questo vuol semplicemente dire che non serve essere Superman per realizzare un sogno. Certo, ci vuole una certa dose di fortuna, ma con il lavoro, la tenacia e l’impegno, funziona spesso anche per noi terrestri.